La tutela della salute e sicurezza nel lavoro agile dopo la fine dello stato d'emergenza

Il 31 marzo scorso è stata dichiarata la fine dello stato d’emergenza sanitaria e si è reso dunque necessario definire il regime applicabile al lavoro agile, in precedenza disciplinato dalla legge 22 maggio 2017, n. 81, che stabiliva la possibilità di accedere alle modalità di lavoro agile tramite accordo individuale tra lavoratore e datore di lavoro.

Con il Decreto-legge 24 marzo 2022, n. 24 è stata prorogata la possibilità di adottare, fino al 30 giugno prossimo, le modalità di lavoro agile predisposte come necessaria risposta allo stato di emergenza sanitaria e nell’ambito dunque del regime normativo straordinario e “semplificato”, il quale ha previsto che il datore di lavoro possa disporre unilateralmente lo svolgimento del lavoro in modalità agile, senza necessità di specifico accordo individuale.

Superato tale termine, tuttavia, la contrattazione individuale tornerà ad essere necessaria, e dunque la scelta del lavoro agile richiederà obbligo di accordo individuale, regolato dalla legge 81/2017, il quale dovrà contenere la durata e prevedere, tra i vari aspetti, quello legato all’alternanza tra i periodi di lavoro all’interno e all’esterno dei locali aziendali, i periodi di riposo, nonché il diritto alla disconnessione. Si prevede altresì che i CCNL sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale disciplinino, tra le altre cose, la responsabilità del datore e del lavoratore per quel che riguarda la sicurezza ed il buon funzionamento degli strumenti tecnologici, nonché l’equiparazione del lavoro agile a quello in presenza, con riferimento al trattamento economico e normativo, al diritto alla salute e sicurezza sul lavoro, allo sviluppo delle opportunità di carriera e crescita retributiva, al diritto alla formazione ed informazione, apprendimento permanente e periodica certificazione delle competenze.

Alcune realtà aziendali hanno già firmato accordi di contrattazione collettiva ed il legislatore si sta nel frattempo muovendo per riformare il sistema sul lavoro agile, alla luce anche del cambiamento di approccio culturale che ha investito il tema lavoro agile: fiducia nel risultato, passaggio da mansioni ad obiettivi e nuove forme di partecipazione dei lavoratori in azienda.

Tali cambiamenti investono inevitabilmente il tema dell’informazione e della formazione del lavoratore, che costituiscono parte integrante del percorso di crescita del singolo all’interno dell’azienda e che dovranno modellarsi sul nuovo paradigma organizzativo, fondato su un crescente senso di responsabilità che sempre più lavoratori saranno chiamati a far proprio per tutelare salute e sicurezza nel lavoro agile.

Quali conseguenze sul piano della formazione ed informazione dei lavoratori? Cresce inevitabilmente l’attenzione al tema della formazione digitale, allo scopo di assicurare ai lavoratori da remoto un utilizzo delle dotazioni tecnologiche in totale sicurezza. Emerge così la necessità che siano previsti percorsi formativi finalizzati a valorizzare ed implementare competenze tecniche specifiche, organizzative, digitali, anche per un efficace e sicuro utilizzo degli strumenti di lavoro forniti in dotazione. I percorsi formativi potranno interessare anche i responsabili aziendali ad ogni livello, al fine di acquisire migliori competenze per la gestione dei gruppi di lavoro in smart working. Parallelamente, l’aggiornamento professionale (formazione continua) dei lavoratori posti in modalità agile acquisisce importanza, considerando la rapida evoluzione dei sistemi e degli strumenti tecnologici.

Resta infine fermo il diritto alla formazione c.d. obbligatoria in materia di tutela della salute dei lavoratori e di protezione dei dati, da erogarsi in modalità coerenti con lo svolgimento del lavoro agile. L’art. 22 della legge 81/2017 stabilisce ,al comma I, che

“Il datore di lavoro garantisce la salute e la sicurezza del lavoratore, che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile…”

ed al comma II che

“Il lavoratore è tenuto a cooperare all'attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro per fronteggiare i rischi connessi all'esecuzione della prestazione all'esterno dei locali aziendali."

Il termine “cooperare” viene ad assumere, nel contesto delineato, un peso crescente, al fine di pianificare una consapevole e lungimirante strategia di sicurezza per la tutela della salute nel lavoro agile.

 

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